copertina siamo seri

Alberto Terzi e Valentina Broggi

Siamo seri!

Proposte per educare al ridere

pp. 164;



PAROLE CHIAVE: ridere, clown sociale, relazione, educazione.    
     

Questo libro lancia un marchio di qualità che potrà essere certificato dai giovani e che dovrà verificare la costante presenza di una metodologia umoristica nei luoghi dell’educazione.
“Qui la risata è ammessa e ben accolta” potrebbe essere lo slogan della vetrofania da applicare sulle porte delle istituzioni più serie, a partire da quelle che si definiscono educative. Non è più il tempo dei giullari che avevano il compito di distrarre il popolo: al contrario l’umorismo è un generatore di consapevolezza per difendersi dalle manipolazioni

In un’epoca in cui a qualcuno può sembrare che ci sia poco da ridere la decisione più seria da prendere è investire sui giovani e sulla risata. Partono da questa premessa il sociologo Alberto Terzi e la psicologa Valentina Broggi per il loro Siamo seri! Proposte per educare al ridere, pubblicato dalle edizioni la meridiana (collana partenze…per l’adolescenza, 164 pagine, 16 euro). Questo libro, pur presentandosi come “single”, nasce per vivere in partnership assieme a un altro testo, già edito nel 2006 dalla meridiana: Giochi per ridere. Educare gli adolescenti divertendosi.
Quello che accade oggi, spiegano Terzi e Broggi, è che ridiamo di tutto e di tutti e il riso è diventato buono per aumentare l’audience, per favorire il politico di turno, per vendere prodotti, per suscitare commozione e garantire l’iniziativa benefica e caritatevole. <<Chi non ride e non sa far ridere – dicono gli autori - sembra avere agli occhi degli altri meno appeal, meno fascino, meno capacità di stare al mondo. Proprio l’attuale successo planetario della risata la fa ritenere da alcuni seriamente minacciata. Il rischio, che forse è già realtà, è che il suo essere prodotto miracoloso la trasformi in prodotto di rapido consumo, in un comportamento devitalizzato e deritualizzato, non più in grado di lasciare un segno profondo negli animi umani come era alle origini>>. In quella che Gilles Lipovetsky ha chiamato “società umoristica”, infatti, ci sentiamo obbligati a vivere in uno stato di disinvolta, ridanciana allegria. Può trattarsi, avvertono gli autori, di un riso adulterato e contraffatto che impedisce di sperimentare quello vero, libero, eversivo. In questo senso, i giovani possono essere di stimolo agli adulti nel rinnovare il modo di intendere e di usare il riso e la rigenerazione può diventare un circolo virtuoso con un feedback retroattivo.

Dopo aver analizzato tutte le sfumature del riso, dalla comicità all’ironia, gli effetti benefici della risata sulla nostra salute, i cinque sensi dell’educazione al ridere, gli autori affrontano il “settimo senso”: la risata senza motivo, regina dei Laughter Club, promossi dal medico indiano Madan Kataria, il fondatore del metodo “yoga della risata”. Naturalmente per imparare a ridere occorre molta pratica: il motto giusto, nel rispetto di Cartesio, è “Rido ergo sum”. Per questo Terzi e Broggi suggeriscono di organizzare festival del ridere, giornate col naso rosso e occasioni di import-export del sorriso. Il libro, in appendice, contiene proprio il racconto dell’esperienza di una missione umanitaria particolare, quella realizzata a Capo Verde dall’associazione di clown sociali “Stringhe colorate” e dalla cooperativa sociale “Prospettive”. Al termine del diario di bordo, sono di Veronica Bestetti e Chiara Gismondi, specializzate con un master di teatro sociale all’Università Cattolica di Milano, le riflessioni sulla figura del clown nel sociale che possono risultare utili ai giovani intenzionati a intraprendere questa strada.

 

Visto che tutti vogliono farci morire dal ridere e che non c’è altra via d’uscita, l’unica cosa seria sarebbe quella di anticiparli. Suicidarsi. Morire dal ridere da soli. Senza farsi far fuori dagli altri. Ma morire dal ridere per conto proprio non è facile. Puoi usare una pistola ad acqua e spararti in testa sotto la doccia. E fai solo schiuma. Inoltre per farlo bisogna avere un po’ di testa, ma non ce l'hai. O sei fuori di testa. Ti puoi impiccare con una stella filante a qualche albero. Se lo trovi. Ti puoi buttare dal quinto o dal decimo piano. Ma si rompe lui, il piano, pur essendo forte. (….) No. Non è facile. Morire dal ridere. Allora conviene vivere dal ridere. O ridere per vivere. Ma come si fa? Leggi qua. Ah. Ah.

[dalla prefazione del testo]

 

CONTENUTI

Morire dal ridere di Claudio Bernardi
Perché un libro su giovani e ridere
 
È SEMPRE TEMPO DI RIDERE
Che c’è da ridere?                 
Conservare o sovvertire: il riso nella storia
Sopravvivere in una società umoristica         
 
L’ESPERIENZA DI RIDERE
Umorismo, comicità e ironia: istruzioni per l’uso            
Al crocevia tra psiche e corpo
Il riso fa veramente buon sangue?  
Ciò che ancora poche ricerche dimostrano    
 
LA SAI L’ULTIMA? RIDERE È COMUNICARE
Giovani risate                      
I cinque sensi di un’educazione al ridere
Il settimo senso: la risata senza motivo
 
LA PRATICA DEL RIDERE
Rido ergo sum                    
Giovani proposte per il contagio della risata                            
Ridere a scuola                     
Nuove linee di promozione sociale per l’educazione di Roberto Pozzi
Le proposte per ridere a scuola
Anatomia della risata ovvero l’ABC
del giovane comico di Marco Riva             
 
APPENDICE
L’esperienza di Capo Verde        
Clown e non solo di Veronica Bestetti e Chiara Gismondi     
La clownerie a scuola di Alberto Terzi         
Misurarsi per conoscersi    
Bibliografia


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